opere grafiche
Chi vive in quel lembo di territorio ricompreso fra l’Alto Adriatico e le preziose chiese bizantine di Ravenna ha introitato da anni all’orizzonte una presenza sconvolgente, che dalle terre piane solleva verso il cielo grandi linee biconvesse, ridisegnando l’orizzonte, la luce della notte e i rapporti fra gli uomini.
Chi vive intorno a questi luoghi aveva una memoria terrigna, ma in un tempo breve è stato strappato al torpore rurale da immense fabbriche, sempre più grandi delle proprie possibilità. Dopo averle accettate, discusse e odiate, oggi le osserva e le sorvola ogni volta che cerca a occidente il mare aperto.
Chi vive in questi spazi sa che dalle grandi bocche ovali, come da narici di un cuore magmatico, escono ceneri del nostro passato, combuste da un tempo veloce, che non è più nostro e ci smarrisce.
Chi dipinge un’idea di paesaggio che incalza il nostro abitare teme che dietro a quelle forme ricurve nessuno possa più immaginare necessaria la presenza dell’uomo.
La costruzione ha divorato il costruttore e bruciando ininterrotta ha cancellato il giorno e la notte.
Chi dipinge le torri moltiplicate di quel nuovo silicio non ha più bisogno del colore. Sono già cadute la rabbia e la speranza; tutt’intorno muovono solo macchine e quantità, in uno scorrere livellato di acque e di flussi che non raggiunge più nessuno.
Chi dipinge questa città senza cittadini osserva di sicuro i suoi aliti salire lentamente verso l’alto, ma vorrebbe immaginarvi altri spazi e altre vite liberate.
Chi raccoglie questi silenzi è una donna e il suo vestito è di colore vermiglio.Giuseppe Masetti






































