IMPERFECT ISLANDS 

Nelle opere dipinte da Liliana Santandrea ritroviamo le fascinazioni di quel mondo che vive nelle nostre periferie, dove si ergono imponenti strutture, apparentemente silenziose.
Utilizza questi soggetti quali icone di “riflessione sulla verità del mondo contemporaneo, in grado di evocare con le loro simbologie, problematiche universali”
Accostando geometriche astrazioni ad elementi realistici dipinge paesaggi della mente che restituisce allo spettatore in forma interrogativa, conosciuta e contemporaneamente misteriosa e inquietante, volto di una realtà imperfetta. Lo spazio che ricostruisce sulla tela è il risultato di un intreccio fra immagini mentali, fotografate o prese da internet dove l’elemento simbolo principale appartiene alla architettura industriale, metafora della interdipendenza fra realtà geografiche e sociali distanti, fra risorse umane e naturali.
Così ci troviamo di fronte ad una narrazione fatta di istanti sospesi, di collisioni, un viaggio creativo focalizzato sulla soglia della metamorfosi della materia, intriso di miserie e aspirazioni umane, che si dipana fra ascesa e caduta.
Una visione composta per stratificazioni orizzontali, dove il vissuto umano si risolve in una stretta fascia, qui “Isole imperfette”, in perenne collisione fra di loro; non sono forse altro che piccoli frammenti situati fra quel fumo, quel pulviscolo, che sale verso un universo troppo grande per la mente umana e poggiano su quel crogiolo in perenne trasformazione col quale “l’uomo” non ha ancora trovato il modo di dialogare.
Un intreccio visivo che è espressione della impossibilità di decifrare accadimenti nella loro complessità, ma laddove c’è una ferita aperta si pone l’esigenza di porsi dei quesiti.
La scelta tematica, di privilegiare l’ambiente e in particolare i complessi industriali funzionanti che, comunque si voglia, sono il motore del nostro benessere, di focalizzare l’attenzione verso quel punto dove l’intelligenza umana coniuga la funzionalità al valore estetico, sottolinea una concezione dell’arte dove “il fine creativo non può essere disgiunto da un consapevole impegno etico e civile” lontano dalla sola autocelebrazione che l’arte spesso ancora fa di se stessa.