IMPERFECT ISLANDS
Nelle opere dipinte da Liliana Santandrea ritroviamo le fascinazioni di quel mondo che vive nelle nostre periferie, dove si ergono imponenti strutture, apparentemente silenziose.
Utilizza questi soggetti quali icone di “riflessione sulla verità del mondo contemporaneo, in grado di evocare con le loro simbologie, problematiche universali”
Accostando geometriche astrazioni ad elementi realistici dipinge paesaggi della mente che restituisce allo spettatore in forma interrogativa, conosciuta e contemporaneamente misteriosa e inquietante, volto di una realtà imperfetta. Lo spazio che ricostruisce sulla tela è il risultato di un intreccio fra immagini mentali, fotografate o prese da internet dove l’elemento simbolo principale appartiene alla architettura industriale, metafora della interdipendenza fra realtà geografiche e sociali distanti, fra risorse umane e naturali.
Così ci troviamo di fronte ad una narrazione fatta di istanti sospesi, di collisioni, un viaggio creativo focalizzato sulla soglia della metamorfosi della materia, intriso di miserie e aspirazioni umane, che si dipana fra ascesa e caduta.
Una visione composta per stratificazioni orizzontali, dove il vissuto umano si risolve in una stretta fascia, qui “Isole imperfette”, in perenne collisione fra di loro; non sono forse altro che piccoli frammenti situati fra quel fumo, quel pulviscolo, che sale verso un universo troppo grande per la mente umana e poggiano su quel crogiolo in perenne trasformazione col quale “l’uomo” non ha ancora trovato il modo di dialogare.
Un intreccio visivo che è espressione della impossibilità di decifrare accadimenti nella loro complessità, ma laddove c’è una ferita aperta si pone l’esigenza di porsi dei quesiti.
La scelta tematica, di privilegiare l’ambiente e in particolare i complessi industriali funzionanti che, comunque si voglia, sono il motore del nostro benessere, di focalizzare l’attenzione verso quel punto dove l’intelligenza umana coniuga la funzionalità al valore estetico, sottolinea una concezione dell’arte dove “il fine creativo non può essere disgiunto da un consapevole impegno etico e civile” lontano dalla sola autocelebrazione che l’arte spesso ancora fa di se stessa.

2013 (dettaglio)


2016-’17
dittico
tecnica mista su tela
cm 150×200 (dettaglio)






















E se l’opera d’arte, come diceva Andrè Gide nei suoi aforismi, è l’esagerazione di un’idea che consente all’autore, con un gesto innovativo ed esaltante, di generare messaggi in grado di suscitare emozioni in chi le guarda, allora si potrà dire che queste acromatiche ciminiere ci appaiono come giganteschi totem protesi verso l’alto, gravidi di rappresentazioni, per indurre ciascuno di noi a leggere, anche nel quotidiano, i lieviti di un destino cosmico.
Mezzo secolo fa passando da queste parti anche Pier Paolo Pasolini aveva guardato con inquietudine a quelle stesse costruzioni e le aveva definite le nuove cattedrali, immaginandovi forse la sublimazione delle nostre crisi imminenti nel nuovo millennio.
Ma la pittura di Liliana Santandrea si evolve rispetto all’uso conosciuto di quelle forme: le raffinate velature sull’acrilico e la tinta spatolata protratta a lungo dell’artista in queste opere avvolgono e muovono l’intera scena della nostra natura.
Oggi queste torri fanno parte organica e accettata del nostro profilo d’ambiente; laiche e mistiche al tempo stesso, possono indurci a ricercare il diritto ad un cielo.Giuseppe Masetti